Tapas tour a Barcellona: una serata tra Passeig de Gràcia e Gràcia

Tapas tour per Gracia
Un tapas tour è ormai una tradizione, un piccolo piacere, se non un vizio, che io — Paolo — e mia moglie Laia ci concediamo di quando in quando da anni, con risultati a volte inaspettati ma in genere ottimi.
Anche se la definizione di ottimo, immagino, sia molto personale.
Il piano è semplice e ci sono poche regole d’oro che, a seconda dell’evenienza, possono tranquillamente essere infrante.
L’obiettivo
Provare un buon numero di bar e ristorantini, quello che gli spagnoli chiamano appunto un bar de tapas.
Dio benedica la Spagna e le tapas, anche se bar con menu e ristoranti casual abbondano pure fuori dalla Spagna.
L’obiettivo è uscire brilli secondo il proprio gusto e poi finire la serata come più vi aggrada, senza piani precostituiti.
La regola d’oro
La regola d’oro è cambiare bar, e possibilmente location, dopo ogni drink.
L’ordinazione di cibo idealmente non si ripete ed è contestuale al drink.
Altre regole:
- Non prenotare.
- Andare a esplorare una zona.
- Segnarsi qualche nome interessante cercato su Maps.
- Poi andare un po’ a braccio.
Queste regole hanno un risultato semplice: ti costringono a cambiare e a non “fermarti”.
La passeggiata fra una location e l’altra è chiave: aiuta a fare spazio per la prossima tapa e a gestire la quantità di alcol nel sangue.
Oltretutto migliora la comunicazione nella coppia.
Parlare mentre si passeggia è molto meglio.
E grazie a queste camminate anche i piani cambiano.
Magari una sera, alla terza tapa, si decide che si ha voglia di andare in un posto con musica, magari ballare un po’, e allora ci si frena sul lato del mangiare.
O viceversa si ha proprio voglia di mangiare delle cozze, e quindi si va a cercare un posto con un’offerta di mare.
Più in generale, camminando per ogni città ci si imbatte in gente, situazioni, cose.
La serata risulterà naturalmente più divertente e movimentata che non stare fermi con le gambe sotto al tavolo con la stessa persona con cui sto a casa con le gambe sotto al tavolo.
La mancanza di prenotazioni non è chiave quanto il cambio di location, però lascia massima libertà di orario, per non dover correre mai.
Anche se il sabato sera può tradursi in un accesso limitato ai posti più alla moda.
Semplicemente, la distanza fra una seduta e l’altra cambia in base alla voglia del momento.
Detto ciò, voglio consegnarvi il resoconto del nostro ultimo tapas tour a Barcellona, che si è concentrato fra Passeig de Gràcia e il barrio di Gràcia.
Prima fermata: patatas bravas
Prima fermata: patatas bravas nel tipico bar gestito da cinesi di tutta la vita, con una birra, giusto per iniziare a scaldare il motore e per mantenere i piedi per terra.
Niente fuori dall’ordinario, ma proprio per questo non delude.
Le patate fritte al momento, probabilmente da congelate.
La salsa brava che ricorda un po’ una salsa cocktail.
Perché ci piace viaggiare, la buona cucina e anche un po’ di lusso a volte, ma ci teniamo a ricordare il valore delle cose semplici e a tenere i piedi per terra.
La Catalana, in Passeig de Gràcia
Turistico, ma nel senso migliore del termine.
Nel senso: frequentato da turisti, ma non per questo cattivo. Anzi, per essere turistico ci ha sorpreso molto piacevolmente.
Abbiamo provato una tapas un po' fuori dall'ordinario, un mini cheeseburger e un'altra che non ricordiamo perché abbiamo una pessima memoria, peró tutto era buono.
Siamo dei veri dilettanti quindi al posto di fare la foto ai piatti ci facciamo le foto uno all'altro, qui sopra avete potuto vedere la faccia affamata di Paolo che aspetta la sua tapa.
Vino e formaggio
Questo in realtà già lo conoscevamo.
Sarà la terza o quarta volta che ci torniamo, e qui viene fuori il lato pijo della coppia.
Il locale è un museo del formaggio, un posto da collezionisti: formaggi da tutta Europa, non solo Francia, Italia e Spagna.
E cosa non può mancare da abbinare al formaggio?
Il vino.
E anche qui la scelta è ricca e internazionale.
Tavola da cinque formaggi misti alla cieca, scelgono loro, e due calici di vino secondo le preferenze.
Zero bisogno di pensare.
Il bar che piaceva a Laia: Vermuteria Puigmartí
Dovete sapere che Laia ha un occhio d’oro per riconoscere un posto buono, sia guardandolo dalle foto su Google Maps, sia passandoci davanti.
Io a volte mi faccio ingannare e becco delle vere fregature.
Lei no.
Vermuteria Puigmartí è uno di questi casi.
Senza che io vedessi una ragione speciale, Laia aveva chiaro, dall’averlo sbirciato su Maps, che voleva inserire questo locale nella nostra peregrinazione.
È stata la sorpresa positiva della serata, e ora è salvato in una scheda dei miei bar favoriti a Barcellona.
Abbiamo mangiato gildas, di cui erano proposte diverse variazioni sul tema.
Ne abbiamo provate due a testa, con un vino bianco consigliato dalla gentile oste, che non era niente male.
Ma quello che mi ha conquistato sono proprio le gildas: erano cariche e succulente, come devono essere.
Anche l’ambiente e il servizio sono i migliori che abbiamo provato durante la serata.
Ed è qui che siamo caduti nella trasgressione della serata.
Ci siamo trovati così bene che abbiamo deciso di fare un secondo giro: vino e due gildas per me, che sono un amante, e una tapa fredda per Laia, che voleva cambiare.
Non ci siamo pentiti della deviazione dal piano, anche perché il prossimo e ultimo locale sarebbe stato il più deludente.
E sì, lo ha scelto Paolo.
Il posto di pesce che ci ha un po’ delusi: Lurita 2
Cercavamo un posto che desse un piatto di pesce, magari anche un antipasto di cozze.
Con l’idea che lì probabilmente sarebbe anche finita la serata.
Non avevamo voglia di grandi feste né di fare tardi, solo di passare una bella e buona serata.
Abbiamo trovato Lurita 2, fratello di Lurita.
Sembrava alla mano, moderno, tutto dedicato al pesce.
La mia logica è stata che se Lurita aveva avuto tanto successo da fare il Lurita 2, voleva dire che sapevano quello che facevano.
E Lurita 2 era abbastanza vicino a noi da andarci camminando.
Laia si è fidata.
Le foto online non l’hanno fatta dubitare abbastanza da obiettare.
Quindi siamo andati lì.
Quando siamo arrivati, il locale era ben affollato, il che ci ha fatto ben sperare un’altra volta.
Sì, qui le cose sono andate peggiorando.
Il servizio, già dall’accompagnarci al tavolo, si è dimostrato scortese, ma non mi dilungherò sul tema.
L’ambiente purtroppo era anche da “postureo”, come dicono qui in Spagna.
In italiano potremmo dire che le persone se la tiravano.
O si atteggiavano.
La scelta dei piatti, chi lo sa, magari non era il loro forte.
Ma posso assicurare che sia l’esqueixada sia le cozze al vapore me le faccio meglio io a casa.
La coda di rospo, per carità, non era male.
Ma era una coda di rospo alla griglia: è anche difficile rovinarla.
Ebbene sì, il mio malocchio nel senso letterale: tre su tre deludenti.
Servizio, ambiente, cucina.
Siamo usciti arricciando il naso.
Ultima deviazione: El Sabor Cubano
Per non finire su una nota bassa una serata che era stata per tutto il resto un crescendo di cose buone, abbiamo deciso di concederci un ultimo sfizio.
Scendendo da Gràcia verso Diagonal veniva di strada un posto in cui saremmo andati sul sicuro.
E così abbiamo finito con un mojito a El Sabor Cubano, ascoltando un po’ di musica latina che ci piacerebbe saper ballare meglio di come facciamo.
Morale della storia
Come in tutti i piani, le eccezioni possono capitare.
Però seguire le linee guida di un buon tapas tour, ovunque vi troviate, porta quasi sempre a qualcosa di più epico, o quantomeno più interessante, di una prenotazione su TheFork.